Antigone e Creonte

La storia di Antigone e Creonte e il loro ruolo nella tragedia di Sofocle

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Antigone e Creonte sono due personaggi della tragedia greca di Sofocle, Antigone, scritta nel V secolo a.C. Questo dramma racconta la storia di Antigone, figlia di Edipo e Giocasta, che si oppone al decreto di suo zio, Creonte, re di Tebe, di non seppellire il fratello Polinice, considerato un traditore.

La vicenda di Antigone è stata oggetto di numerose interpretazioni e discussioni nel corso dei secoli, diventando un simbolo della lotta tra la legge positiva e la legge naturale, tra la coscienza individuale e il potere del governo.

Antigone: la ribelle – una Donna sola contro la Tirannide

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Antigone

Antigone è il personaggio principale della tragedia, e rappresenta la ribellione contro il potere costituito. La sua disobbedienza al decreto di Creonte di non seppellire Polinice, è un atto di sfida alla legge positiva, che però si basa sulla legge naturale e sulla morale.

Antigone si considera impegnata in una missione divina, quella di dare sepoltura al fratello, e di rispettare le leggi degli dèi piuttosto che quelle degli uomini. Il suo gesto è un atto di amore e rispetto per la propria famiglia, ma anche di rivolta contro un governo che sacrifica il diritto alla sepoltura per ragioni politiche.

Nella tragedia, Antigone rappresenta la coscienza individuale e la lotta per i valori morali, anche a costo della vita stessa.

Creonte: il re

Creonte è il re di Tebe, e rappresenta il potere costituito e la legge positiva. Nel suo decreto di non seppellire Polinice, intende punire un traditore e difendere la stabilità del regno. Per Creonte, la legge degli dèi si deve piegare alla legge degli uomini, e il rispetto per la morale deve essere subordinato al rispetto per l’autorità.

Creonte non è un tiranno crudele, ma un uomo convinto della giustezza delle sue azioni. La sua tragica fine è dovuta alla sua incapacità di comprendere la dimensione morale della vicenda, e di riconoscere il valore della ribellione di Antigone.

Nella tragedia, Creonte rappresenta il potere costituito e la legge positiva, ma anche la cecità morale e la tragica fine di chi non riesce a vedere oltre la propria autorità.

La lotta tra legge naturale e legge positiva

La tragedia di Antigone rappresenta la lotta tra la legge naturale e la legge positiva, tra la morale individuale e l’autorità costituita.

La legge naturale è quella che deriva dalla coscienza individuale e dal rispetto per i valori morali, come l’amore per la propria famiglia e il rispetto per i morti. La legge positiva è quella che deriva dalle istituzioni e dal potere costituito, e che regola la vita sociale e politica.

Nella tragedia, Antigone rappresenta la legge naturale, che si contrappone alla legge positiva rappresentata da Creonte. La disobbedienza di Antigone al decreto del re è un atto di rivolta contro un sistema che sacrifica i valori morali per ragioni politiche.

La lotta tra legge naturale e legge positiva è ancora attuale, e si manifesta in molte situazioni della vita quotidiana. Ad esempio, quando siamo chiamati a decidere se seguire le norme imposte dalla società o seguire la nostra coscienza individuale.

Il significato di Antigone PDF e Creonte

Il significato di Antigone e Creonte è stato oggetto di molte interpretazioni nel corso dei secoli. In generale, si può dire che Antigone rappresenta la ribellione contro l’autorità costituita e la difesa dei valori morali e individuali. Creonte, invece, rappresenta il potere costituito e la legge positiva, ma anche la cecità morale e la tragica fine di chi non riesce a comprendere la dimensione morale della vicenda.

La vicenda di Antigone è stata utilizzata come metafora in molte occasioni storiche, come ad esempio la lotta contro le dittature, la difesa dei diritti civili, o la denuncia delle ingiustizie sociali.

In conclusione, la vicenda di Antigone rappresenta la lotta tra la legge naturale e la legge positiva, tra la coscienza individuale e il potere del governo. Antigone e Creonte sono due personaggi simbolici che rappresentano rispettivamente la ribellione contro l’autorità costituita e il potere costituito stesso.

La tragedia di Sofocle ha ispirato molte interpretazioni e discussioni nel corso dei secoli, e rappresenta ancora oggi un simbolo della lotta per i valori morali e della difesa della coscienza individuale.


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