Le professioni al femminile si nominano seguendo le regole ordinarie della grammatica italiana: sindaca, ministra, avvocata, architetta, ingegnera, medica sono forme corrette, perchรฉ in italiano il genere dei nomi che indicano persone segue il sesso della persona a cui ci si riferisce. Lo confermano l’Accademia della Crusca e Treccani, che da anni invitano a usare il femminile per cariche e mestieri. Quando una di queste parole “suona strana”, il motivo รจ l’abitudine, non un errore.
Il tema torna d’attualitร ogni volta che una donna arriva a un incarico di vertice, ma nel frattempo la norma si รจ fatta piรน chiara. Il 3 settembre 2024 il Consiglio direttivo della Crusca ha pubblicato un aggiornamento sull’uso del genere femminile nei testi giuridici e amministrativi che chiede di estendere sempre di piรน le forme femminili dei nomi di professione. Ecco come si formano, quali sono i casi dubbi e perchรฉ alcune resistenze non hanno basi grammaticali.
In breve
- Nomi in -o: il femminile รจ in -a (sindaca, ministra, medica, magistrata).
- Nomi in -tore: il femminile รจ in -trice (direttrice, senatrice); in -iere diventa -iera (consigliera, ingegnera).
- Nomi in -e e in -ista: non cambiano, cambia l’articolo (la presidente, la giudice, la farmacista).
- Il suffisso -essa resta nelle forme ormai consolidate (dottoressa, professoressa, studentessa), ma non si usa per crearne di nuove.
- Crusca, Treccani e le linee guida istituzionali concordano: il femminile รจ corretto, la resistenza รจ culturale.
Come si forma il femminile dei nomi di professione?
Il femminile dei nomi di professione si forma con le stesse regole che usiamo per maestra, infermiera o attrice. La linguista Cecilia Robustelli, in una risposta pubblicata sul magazine Treccani il 15 ottobre 2018, lo spiega cosรฌ: per i nomi che indicano persone il genere grammaticale coincide con il sesso del referente, e per i nomi a struttura semplice basta cambiare la desinenza. Le regole principali sono poche.
Nomi in -o: il femminile รจ in -a
ร il caso piรน semplice e piรน frequente: sindaco/sindaca, ministro/ministra, avvocato/avvocata, architetto/architetta, medico/medica, chirurgo/chirurga, magistrato/magistrata, deputato/deputata. Nel documento del 2024 la Crusca cita proprio avvocata, magistrata e architetta come esempi del passaggio da -o ad -a.
Nomi in -tore, -sore e -iere
I nomi in -tore fanno il femminile in -trice: direttore/direttrice, senatore/senatrice, ispettore/ispettrice, scultore/scultrice. Quelli in -iere passano a -iera, come consigliere/consigliera e ragioniere/ragioniera. Per i nomi di professione in -sore la Crusca indica la forma in -sora: assessora, revisora. La scheda di Raffaella Setti per la consulenza linguistica della Crusca (2003) ricorda che assessora รจ preferita anche perchรฉ, con un nome che comincia per vocale, l’articolo apostrofato (l’assessore) non permette di capire il genere.
Nomi in -e e in -ista: cambia solo l’articolo
Molti nomi terminano in -e e restano uguali: la preside, la giudice, la vigile, la presidente, la dirigente, la docente. Sono nomi di genere comune, detti anche epiceni o ambigeneri: il genere lo indica l’articolo, insieme agli aggettivi. Lo stesso vale per i nomi in -ista (la farmacista, la giornalista, la dentista) e per alcuni nomi in -a come la pilota. Robustelli avverte che forme come “giornalisto” o “pediatro” sono malformate: il suffisso -ista viene dal greco e non ha mai avuto un maschile in -o.
Che cosa dicono l’Accademia della Crusca e Treccani?
Entrambe considerano il femminile dei nomi di professione grammaticalmente corretto e ne raccomandano l’uso. Nel testo del 3 settembre 2024, firmato dal Consiglio direttivo dell’Accademia della Crusca sull’uso del genere femminile nei testi giuridico-amministrativi, si chiede di usare le forme femminili “in modo sempre piรน esteso”, si ricordano le regole di formazione e si ammette il maschile solo quando ci si riferisce in astratto alla carica o alla funzione, senza una persona precisa. Lo stesso documento esclude asterischi e schwa dai testi giuridici e amministrativi.
Treccani va nella stessa direzione. Nella giร citata risposta di Cecilia Robustelli a un lettore convinto che “sindaca” non esista, la linguista spiega che la reticenza verso queste forme non ha ragion d’essere sul piano grammaticale e che puรฒ persino creare ambiguitร nella comunicazione istituzionale.
Sulla stessa linea si muovono le Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo del MIUR, presentate il 7 marzo 2018 e coordinate dalla stessa Robustelli, che riportano esempi come avvocata, sindaca, ministra, direttrice, consigliera, assessora, la giudice e la presidente.
Che cosa sono le Raccomandazioni di Alma Sabatini?
Sono il primo testo istituzionale italiano dedicato al sessismo nella lingua, e il punto di partenza di tutto il dibattito successivo. Le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana sono state scritte dalla linguista Alma Sabatini: una prima versione destinata alla scuola risale al 1986 e il testo รจ poi confluito nel volume Il sessismo nella lingua italiana, pubblicato nel 1987 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. La ricerca era stata proposta dalla Commissione nazionale per la paritร , nata nel 1984.
Come sintetizza il contributo di Treccani su maschile e femminile nella lingua italiana, le Raccomandazioni proponevano di usare il femminile per professioni e cariche (la vigile, la sindaca) evitando il suffisso -essa, “in molti casi ancora negativamente connotato”, come in avvocatessa e presidentessa. Suggerivano anche di non usare l’articolo davanti al cognome delle donne e di preferire il titolo professionale a “signora” o “signorina”. Allora alcune proposte sembrarono eccessive; oggi forme come ministra e ingegnera sono entrate nell’uso. Altre, come dottora e professora, non hanno attecchito.
Sindaca o sindaco, ministra o ministro: qual รจ la forma giusta?
Se ci si riferisce a una donna, la forma giusta รจ sindaca e ministra. Sono femminili regolari di nomi in -o, esattamente come impiegata o postina. Il maschile resta accettabile solo quando si parla della funzione in generale (“il sindaco รจ eletto dai cittadini”), come indica la Crusca.
Da evitare le soluzioni ibride, come “la ministro” o “il sindaco Maria Rossi”: mescolano un articolo o un nome femminile con un nome maschile e producono un accordo zoppo, che costringe poi a scegliere tra “il ministro รจ stata” e “il ministro รจ stato”. Con il femminile il problema sparisce. Lo stesso vale per i composti: viceministra, vicesindaca. Secondo il documento della Crusca del 2024, nei composti con vice-, pro- e sotto- il genere segue la persona che ricopre l’incarico.
Quali sono gli altri casi dubbi?
I dubbi piรน frequenti riguardano avvocato, architetto, ingegnere, medico e presidente, ma per tutti la regola dร una risposta chiara. Vediamoli uno per uno.

Per avvocato esistono due femminili. Avvocatessa รจ la forma tradizionale, avvocata segue la regola generale ed รจ considerata da Treccani perfettamente legittima, oltre a essere quella indicata dalla Crusca e dalle linee guida istituzionali. Le differenze d’uso e la storia delle due forme sono raccontate nel nostro approfondimento su come si dice al femminile di avvocato.
Per architetto il femminile regolare รจ architetta, citato espressamente dalla Crusca nel 2024. Chi si chiede se sia corretto dire “l’architetto Laura Bianchi” trova le risposte nell’articolo dedicato a architetto al femminile.
Ingegnere segue il modello di infermiere: il femminile รจ ingegnera. Robustelli lo inserisce tra le forme entrate nell’uso man mano che le donne sono arrivate in queste professioni. Per approfondire c’รจ la nostra guida su il femminile di ingegnere.
Medica รจ corretta. In una scheda della Crusca del 21 febbraio 2017 dedicata a medico, direttore e poeta al femminile, Robustelli la preferisce a medichessa, una forma attestata ma usata quasi sempre con intento ironico. Nella stessa scheda la linguista definisce direttora “un neologismo non necessario”: il femminile di direttore รจ direttrice, anche fuori dalla scuola.
Presidente รจ un nome in -e, quindi al femminile si dice la presidente. Presidentessa esiste, ma รจ proprio uno dei casi che le Raccomandazioni Sabatini indicavano come connotati negativamente.
Il suffisso -essa รจ sbagliato?
No, ma si usa solo nelle parole in cui si รจ affermato da tempo. Dottoressa, professoressa e studentessa sono forme consolidate che la stessa Crusca, nel documento del 2024, considera eccezioni ormai stabili. Lo stesso vale per poetessa. Per poeta, Robustelli osserva che “tra due forme prevale generalmente quella di piรน antica attestazione”, e poetessa รจ in uso dal Quattrocento.
Il problema nasce quando -essa viene usato per coniare forme nuove. La grammatica di Treccani ricorda che il suffisso puรฒ assumere un tono ironico o spregiativo, come in ministressa, filosofessa o generalessa, e che oggi รจ il modo meno usato per formare un femminile. Anche giudicessa, attestata in passato, รจ oggi considerata obsoleta. In un testo scritto, quindi, meglio la ministra che la ministressa, la giudice che la giudicessa.
Perchรฉ alcune forme suonano strane?
Suonano strane perchรฉ non siamo abituati a sentirle, non perchรฉ siano sbagliate. Nessuno trova strano dire maestra, infermiera, sarta o cuoca: sono parole che usiamo da generazioni per mestieri svolti da donne. In un articolo pubblicato sul sito della Crusca l’8 marzo 2013, Cecilia Robustelli fa notare che le obiezioni compaiono soprattutto per i ruoli di prestigio, e porta l’esempio di Federica Pellegrini: nessuno la chiamerebbe “nuotatore”. Le obiezioni piรน comuni (la forma nuova crea incertezza, suona sgradevole, il maschile sarebbe neutro) per la linguista non hanno fondamento sul piano linguistico.
Treccani aggiunge una spiegazione piรน umana: la maggior parte delle persone รจ conservatrice rispetto ai cambiamenti della lingua, perchรฉ toccare la lingua รจ un po’ come toccare la persona. Ma l’uso cambia. Il caso della giudice lo mostra bene: in una risposta del 4 febbraio 2018, Giuseppe Zarra ha ricordato su Treccani che la giudice รจ pienamente legittima dal punto di vista grammaticale, anche se ancora meno diffusa del giudice: finchรฉ l’uso non si assesta, si puรฒ scegliere l’una o l’altra forma.
Professioni al femminile: le forme corrette in una tabella
Ecco i nomi delle professioni al femminile piรน cercati, con la forma consigliata e le note d’uso.
| Maschile | Femminile corretto | Note |
|---|---|---|
| il sindaco | la sindaca | Regola -o/-a; vicesindaca nei composti |
| il ministro | la ministra | Da evitare “la ministro” e ministressa |
| l’avvocato | l’avvocata | Avvocatessa รจ la forma tradizionale, ancora diffusa |
| l’architetto | l’architetta | Indicata dalla Crusca nel 2024 |
| l’ingegnere | l’ingegnera | Come infermiere/infermiera |
| il medico | la medica | Medichessa รจ attestata ma ironica |
| il chirurgo | la chirurga | Regola -o/-a |
| il magistrato | la magistrata | Meglio di “donna magistrato” |
| il presidente | la presidente | Nome in -e: cambia l’articolo; presidentessa sconsigliato |
| il giudice | la giudice | Giudicessa รจ obsoleto |
| il direttore | la direttrice | Direttora รจ considerato non necessario |
| il senatore | la senatrice | Regola -tore/-trice |
| l’assessore | l’assessora | Nomi di professione in -sore: -sora |
| il consigliere | la consigliera | Regola -iere/-iera |
| il professore, il dottore | la professoressa, la dottoressa | Forme in -essa consolidate |
| il pilota, il farmacista | la pilota, la farmacista | Invariabili; pilotessa รจ recente e non necessario |
Domande frequenti
Si puรฒ ancora usare il maschile per una donna?
Non รจ un errore di grammatica in senso stretto, ma le istituzioni linguistiche lo sconsigliano quando ci si riferisce a una persona precisa. La Crusca lo ammette quando si parla della carica in astratto.
Dire “donna sindaco” o “donna medico” รจ corretto?
ร una soluzione che si incontra ancora, ma รจ piรน lunga e meno naturale del femminile semplice. Sindaca e medica dicono la stessa cosa con una parola sola.
Se una professionista preferisce il maschile?
ร una scelta personale che va rispettata quando ci si rivolge a lei. Sul piano grammaticale, perรฒ, il femminile resta la forma regolare.
Il modo piรน semplice per orientarsi รจ ricordare la regola di base: si declina al femminile esattamente come si farebbe con un mestiere tradizionalmente femminile. Se dici infermiera, puoi dire ingegnera; se dici maestra, puoi dire ministra. Nominare con precisione chi ricopre un ruolo ha anche un effetto pratico, perchรฉ rende visibile una presenza femminile che in molti ambiti รจ cresciuta grazie a strumenti come le quote rosa. E se stai pensando al tuo percorso, puรฒ esserti utile la nostra panoramica sulle professioni piรน richieste per le donne.
Fonti
- Accademia della Crusca, Consiglio direttivo: Ancora sull’uso del genere femminile nei testi giuridico-amministrativi (3 settembre 2024)
- Accademia della Crusca, Cecilia Robustelli: Donne al lavoro (medico, direttore, poeta): ancora sul femminile dei nomi di professione (2017)
- Treccani, Cecilia Robustelli: La parola “sindaca” non esiste, perchรฉ voi dite di sรฌ? (2018)
- Treccani: Maschile e femminile nella lingua italiana
- Treccani, Giuseppe Zarra: La giudice o il giudice? (2018)
- Treccani: Qual รจ il femminile di avvocato?
- Treccani: la forma femminile di “ministra” o “avvocata” รจ accettata?
- Treccani, La grammatica italiana: Femminile dei nomi di professione




