I lavori femminili più richiesti nel 2026 sono nella sanità e nell’assistenza, nella scuola e nell’educazione, nel commercio e nel turismo, nell’amministrazione e, sempre di più, nelle professioni tecniche e digitali. Sono i settori in cui le imprese italiane cercano più personale: secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, nel 2025 quasi un’assunzione programmata su due è risultata difficile da coprire.
Parlare di “lavori da donna”, però, racconta solo metà della storia. Le professioni non hanno un genere: hanno orari, stipendi, percorsi di studio e carichi di cura che spingono le donne verso alcuni mestieri e le tengono lontane da altri. Sapere dove si assume davvero serve proprio a scegliere con più libertà.
Il punto di partenza sono i numeri. Ad agosto 2026, secondo i dati provvisori ISTAT, in Italia lavorano 10 milioni 375mila donne e il tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni è del 54,3%, contro il 71,6% degli uomini.
- Ad agosto 2026 lavorano in Italia 10 milioni 375mila donne, con un tasso di occupazione femminile del 54,3% (ISTAT, dati provvisori).
- Nel 2025 le imprese hanno programmato poco più di 5,8 milioni di entrate e il 47% è stato giudicato di difficile reperimento (Excelsior).
- Per il 2025-2029 Excelsior stima un fabbisogno tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori: commercio e turismo, salute, formazione e cultura, finanza e consulenza sono le filiere più grandi.
- Le donne sono circa il 74% di chi lavora in sanità e assistenza sociale (Eurostat, 2025).
- Con la laurea il tasso di occupazione femminile sale all’80,4%, con la sola licenza media scende al 37,5% (Eurostat, 2025, donne 20-64 anni).
Quali sono i lavori femminili più richiesti oggi?

I lavori in cui le donne trovano più opportunità oggi sono quelli della cura, dell’istruzione, del commercio e dei servizi, insieme a una domanda in crescita di profili tecnici e laureati. Lo dicono le rilevazioni mensili del Sistema Informativo Excelsior, l’indagine con cui Unioncamere e il Ministero del Lavoro chiedono alle imprese chi intendono assumere.
Nel bollettino di settembre 2026 le imprese prevedevano 565mila entrate nel mese e circa 1,5 milioni nel trimestre settembre-novembre. Le figure più cercate erano esercenti e addetti alla ristorazione (66.790), addette e addetti alle vendite (41.300) e personale per le pulizie (34.820), mentre tra le professioni in maggiore crescita Excelsior segnalava tecnici di apparecchiature ottiche e audio-video, specialisti dell’educazione e ingegneri.
Lo sguardo di lungo periodo conferma la tendenza. Nelle previsioni Excelsior per il 2025-2029 il mercato del lavoro italiano avrà bisogno di 3,3-3,7 milioni di occupati, soprattutto per sostituire chi va in pensione. Le filiere con il fabbisogno più alto sono commercio e turismo (tra 574mila e 702mila), salute (tra 417mila e 443mila), formazione e cultura (tra 373mila e 421mila), finanza e consulenza (tra 362mila e 420mila).
Esistono davvero i “lavori da donna”?
No: nella maggior parte dei casi le imprese non cercano un uomo o una donna, cercano competenze. Nel volume Excelsior sulla domanda di professioni nel 2025, poco più di 3 milioni di entrate su 5,8 riguardano posizioni per cui le aziende non esprimono preferenze di genere, mentre la quota indicata come “genere femminile” si ferma al 17%.
Eppure la mappa reale dell’occupazione resta sbilanciata. È la cosiddetta segregazione orizzontale: le donne sono molto presenti in sanità, scuola e servizi alla persona, molto meno in edilizia, manifattura e informatica. Non dipende da presunte “doti naturali”, ma da stereotipi educativi, scelte di studio orientate fin da ragazze e dal peso del lavoro di cura che ricade ancora soprattutto sulle donne.
La conseguenza si vede in busta paga. Il Rapporto annuale ISTAT 2026 osserva che le donne, in ogni tipo di occupazione, hanno livelli retributivi più bassi degli uomini. Per approfondire come si distribuisce la presenza femminile tra comparti e professioni, abbiamo dedicato un articolo ai settori con più donne in Italia.
In quali settori lavorano di più le donne in Italia?

Il settore più femminile in assoluto è quello della sanità e dell’assistenza sociale. Secondo i dati Eurostat sulle forze di lavoro, nel 2025 in Italia vi lavoravano quasi 1 milione 900mila persone tra i 15 e i 64 anni, di cui 1 milione 406mila donne: circa tre su quattro. Ospedali, RSA, servizi domiciliari, studi medici e cooperative sociali danno lavoro, da soli, a circa una lavoratrice su sette.
Seguono la scuola e i servizi educativi, il commercio, il turismo e la ristorazione, i servizi alle imprese e la pubblica amministrazione. Sono comparti con molte assunzioni ma condizioni molto diverse: accanto a impieghi stabili e qualificati convivono contratti stagionali, orari spezzati e part time non scelto.
C’è poi chi il lavoro se lo crea. Secondo Unioncamere, nel 2023 le imprese femminili erano 1 milione e 325mila, il 22,2% del totale: un mondo che raccontiamo nell’articolo su quante imprenditrici ci sono in Italia.
Quali sono i nuovi lavori per donne con più futuro?

Le professioni con più prospettive sono quelle legate all’invecchiamento della popolazione, all’istruzione, alla trasformazione digitale e alla transizione energetica. Ecco le aree da tenere d’occhio, con i dati disponibili per ciascuna.
Sanità e cura
È la filiera che più di ogni altra combina domanda alta e presenza femminile. Excelsior stima per il 2025-2029 un fabbisogno tra 417mila e 443mila lavoratori nella salute, con infermiere e professioni tecniche sanitarie tra i profili più cercati. Contano anche operatrici socio sanitarie, fisioterapiste, educatrici professionali e figure dell’assistenza domiciliare.
Insegnamento ed educazione
La filiera formazione e cultura vale tra 373mila e 421mila ingressi nel quinquennio, spinti soprattutto dai pensionamenti nella scuola. Gli specialisti dell’educazione compaiono anche tra le professioni in crescita del bollettino Excelsior di settembre 2026.
Digitale, ingegneria e STEM
È l’area dove le donne sono ancora meno presenti e dove si giocano molte delle carriere meglio pagate. Per il 2025-2029 Excelsior prevede tra 51mila e 59mila ingressi di ingegneri e un fabbisogno tra 65mila e 82mila lavoratori nella filiera informatica e telecomunicazioni. Sviluppatrici, analiste di dati, esperte di sicurezza informatica e project manager tecniche sono profili richiesti in quasi tutti i settori.
Green e transizione energetica
Efficienza energetica, riqualificazione degli edifici, gestione dei rifiuti e consulenza ambientale creano nuovi ruoli tecnici e gestionali. Spesso non serve una laurea specifica, ma una formazione tecnica mirata: è un campo dove le donne sono poche e quindi dove una candidatura femminile qualificata si nota.
Amministrazione, finanza e consulenza
Secondo Excelsior, le professioni impiegatizie e amministrative valgono il 13,5% del fabbisogno 2025-2029 e la filiera finanza e consulenza tra 362mila e 420mila ingressi. Contabilità, controllo di gestione, risorse umane e compliance restano sbocchi solidi, sempre più legati a competenze digitali.
Commercio, turismo e servizi alla persona
È la filiera più grande, tra 574mila e 702mila ingressi stimati nel quinquennio, e quella con più assunzioni mese per mese. Offre un accesso rapido al lavoro, ma va guardata con attenzione la qualità del contratto: stagionalità e orari frammentati sono frequenti.
Artigianato e lavori creativi
Estetica, acconciatura, sartoria, restauro, ceramica, gastronomia e design sono i lavori artigianali e creativi che molte donne scelgono anche come attività in proprio. Nelle previsioni Excelsior le maestranze specializzate valgono l’11,6% del fabbisogno: il saper fare manuale, unito a una buona presenza online, resta una strada concreta.
Quali sono i lavori più pagati per le donne?

I lavori meglio retribuiti per le donne sono, in media, quelli che richiedono una laurea o competenze tecniche specialistiche: medicina e professioni sanitarie avanzate, ingegneria e informatica, finanza, consulenza e ruoli manageriali. Lo studio fa la differenza anche nella possibilità stessa di lavorare: secondo Eurostat, nel 2025 è occupato l’80,4% delle donne laureate tra i 20 e i 64 anni, il 58,7% delle diplomate e solo il 37,5% di chi si è fermata alla licenza media.
Questo non significa che senza laurea non ci siano buone strade. Tecniche specializzate, figure commerciali esperte, professioni sanitarie con percorsi brevi e mestieri artigianali qualificati possono garantire redditi interessanti: ne abbiamo raccolti diversi nella guida ai lavori ben pagati per donne senza laurea.
Per capire perché, a parità di ruolo, le donne guadagnano spesso meno, e come leggere davvero il divario salariale, rimandiamo all’approfondimento su quanto guadagnano le donne.
Quali lavori permettono di conciliare lavoro e famiglia?

I lavori più compatibili con la famiglia sono quelli con orari prevedibili, possibilità di lavoro da remoto o contratti a tempo parziale scelti, non subiti. Il part time in Italia è soprattutto femminile: secondo Eurostat, nel 2025 lavora a tempo parziale il 27,7% delle occupate tra i 20 e i 64 anni contro il 6,0% degli uomini, e per il 46,6% di loro si tratta di part time involontario, accettato perché non hanno trovato un impiego a tempo pieno.
Prima di scegliere un orario ridotto conviene quindi valutare cosa comporta su stipendio, carriera e futura pensione, e verificare se esistono alternative come lo smart working, la settimana corta o i servizi di welfare aziendale. Chi cerca più autonomia può orientarsi anche verso attività digitali e consulenze: alcune idee concrete sono nella nostra guida ai lavori per donne da casa.
Quali studi e competenze aprono più porte?
Le competenze più spendibili oggi sono quelle tecniche e digitali, unite alla capacità di lavorare in squadra e di continuare a formarsi. Nelle previsioni Excelsior 2025-2029, il 35,7% del fabbisogno richiede un titolo terziario e il 47% una formazione tecnico-professionale: laurea, ITS Academy e qualifiche professionali contano più del diploma generico.
Per chi rientra al lavoro dopo una pausa o vuole cambiare settore, i corsi brevi su strumenti digitali, lingue, contabilità o competenze sanitarie di base possono fare la differenza in un curriculum. Un punto di partenza sono i corsi gratuiti di formazione per donne online. Per seguire mese per mese quali figure cercano le aziende, i bollettini Excelsior e i comunicati ISTAT su occupati e disoccupati sono le fonti più affidabili.
Domande frequenti
Quali sono i lavori femminili più richiesti nel 2026?
Sono quelli della sanità e dell’assistenza, dell’istruzione, del commercio e del turismo, dell’amministrazione e dei servizi alle imprese. Cresce anche la domanda di ingegnere, tecniche e professioniste del digitale. Lo indicano le rilevazioni Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, aggiornate a settembre 2026.
Esistono lavori adatti solo alle donne?
No. Secondo Excelsior, per oltre metà delle entrate programmate nel 2025 le imprese non esprimono preferenze di genere. La concentrazione delle donne in alcuni settori dipende da stereotipi, scelte di studio e carichi di cura, non da attitudini naturali.
Quali sono i lavori più pagati per una donna?
In media sono quelli che richiedono una laurea o competenze specialistiche: medicina, ingegneria, informatica, finanza e ruoli manageriali. Il titolo di studio incide anche sulla probabilità di lavorare: nel 2025 è occupato l’80,4% delle laureate tra i 20 e i 64 anni (Eurostat).
Quali sono i nuovi lavori per donne?
Sono le professioni legate al digitale (sviluppo software, analisi dei dati, sicurezza informatica), alla transizione energetica, alla cura delle persone anziane e all’educazione. Sono settori in cui Excelsior prevede fabbisogni in crescita nel periodo 2025-2029.
Quanto è diffuso il part time tra le donne?
Nel 2025 lavora part time il 27,7% delle occupate tra i 20 e i 64 anni, contro il 6,0% degli uomini (Eurostat). Quasi la metà di queste lavoratrici, il 46,6%, avrebbe voluto un impiego a tempo pieno.
Il mercato del lavoro italiano ha bisogno di più donne, in più settori e con contratti migliori: le previsioni delle imprese lo dicono con chiarezza. La sfida, per chi cerca lavoro, è guardare oltre l’etichetta dei “lavori femminili” e scegliere in base a ciò che si sa fare, a quanto si vuole crescere e a quanto vale il proprio tempo.




