Opzione donna 2027 per ora non esiste: la legge di bilancio 2026 non ha prorogato la misura e, al 6 ottobre 2026, il governo non ha annunciato il suo ritorno nella prossima manovra. Può ancora usarla solo chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024: nell’ultima versione, 35 anni di contributi e 61 anni di età, ridotti di un anno per figlio fino a due.
Chi rientra in quella data conserva il diritto anche se presenta la domanda oggi o fra qualche anno: l’INPS applica la cristallizzazione, cioè fotografa i requisiti nel momento in cui li hai raggiunti. Per le altre lavoratrici, nel 2026 le uscite anticipate passano dall’APE sociale, dalla pensione anticipata ordinaria e dalla contributiva a 64 anni.
Regole aggiornate al 6 ottobre 2026, verificate su circolari INPS e Gazzetta Ufficiale: prima di lasciare il lavoro, fai controllare la tua posizione da un patronato.
In breve
- La legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) non ha prorogato Opzione donna.
- Resta solo per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024: 35 anni di contributi, 61 anni di età (60 con un figlio, 59 con due o più) e una condizione tra caregiver, invalidità civile almeno al 74%, licenziamento o crisi aziendale.
- La pensione è calcolata tutta con il sistema contributivo e decorre dopo 12 mesi per le dipendenti e 18 per le autonome.
- Al 6 ottobre 2026 non c’è alcun annuncio ufficiale di proroga per il 2027: il disegno di legge di bilancio è atteso alla Camera entro il 20 ottobre.
- Dal 1° gennaio 2027 i requisiti generali salgono di un mese: vecchiaia a 67 anni e 1 mese, anticipata per le donne con 41 anni e 11 mesi di contributi.
- L’APE sociale vale fino al 31 dicembre 2026, con ultima scadenza per le domande il 30 novembre.
Opzione donna esiste ancora nel 2026?
Sì, ma solo per le lavoratrici che avevano tutti i requisiti al 31 dicembre 2024. La legge 30 dicembre 2025, n. 199, la legge di bilancio 2026, ha prorogato l’APE sociale ma non Opzione donna, e l’INPS lo ha confermato nella circolare n. 19 del 25 febbraio 2026: chi ha maturato le condizioni con le regole precedenti può ancora chiedere la pensione, chi le raggiunge dal 2025 in poi resta fuori.
Nata in via sperimentale con la legge 243 del 2004, al 1° gennaio 2023 la misura era stata scelta da 174.535 lavoratrici, secondo il XXII Rapporto annuale INPS. Dal 2023 le leggi di bilancio hanno alzato l’età e limitato l’accesso a tre categorie, e il monitoraggio INPS sui flussi di pensionamento registra 2.147 uscite con Opzione donna nel 2025.
Opzione donna 2026: quali requisiti valgono ancora?
Valgono i requisiti della versione in vigore quando li hai maturati: ogni legge di bilancio ha riscritto la misura, fissando una propria data limite. La scheda INPS su Opzione donna raccoglie le regole delle ultime tre versioni.
| Requisiti maturati entro | Età | Contributi | Condizioni richieste |
|---|---|---|---|
| 31 dicembre 2021 | 58 anni le dipendenti, 59 le autonome | 35 anni | Nessuna |
| 31 dicembre 2022 (legge di bilancio 2023) | 60 anni, ridotti di un anno per figlio fino a 58; 58 per licenziate e dipendenti di aziende in crisi | 35 anni | Caregiver, invalidità civile almeno al 74%, licenziamento o crisi aziendale |
| 31 dicembre 2023 o 31 dicembre 2024 (leggi di bilancio 2024 e 2025) | 61 anni, ridotti di un anno per figlio fino a 59; 59 per licenziate e dipendenti di aziende in crisi | 35 anni | Le stesse tre condizioni |
| Dal 1° gennaio 2025 in poi | Misura non prorogata | Nessun accesso | Nessun accesso |
Le tre condizioni: caregiver, invalide, licenziate
Dal 2023 età e contributi non bastano: devi rientrare in una di tre situazioni. La prima riguarda le caregiver che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità grave (articolo 3, comma 3, della legge 104 del 1992), oppure un parente o affine di secondo grado convivente se i genitori o il coniuge della persona disabile hanno compiuto 70 anni, sono malati o invalidi, deceduti o mancanti.
La seconda riguarda le invalide civili con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%. La terza vale per le licenziate e per le dipendenti di imprese con un tavolo di crisi aperto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: per loro lo sconto di due anni sull’età vale anche senza figli.
Lo sconto per i figli e i contributi
Dalla versione 2023 l’età scende di un anno per ogni figlio, fino a due. Un esempio: una lavoratrice nata nel 1964, con un figlio, aveva 60 anni al 31 dicembre 2024; se a quella data contava 35 anni di contributi e rientrava in una delle tre condizioni, può ancora fare domanda.
Possono accedere dipendenti pubbliche e private e autonome iscritte all’INPS, non le iscritte alla sola Gestione separata. Per verificare i 35 anni, scarica l’estratto conto contributivo da MyINPS.
Come funziona Opzione donna: calcolo contributivo e finestra
Opzione donna ti permette di uscire prima, in cambio di una pensione calcolata interamente con il metodo contributivo. Il contributivo trasforma in assegno i contributi versati, rivalutati e moltiplicati per un coefficiente che cresce con l’età di uscita; il retributivo, che vale in tutto o in parte per chi lavorava prima del 1996, si basa sulle ultime retribuzioni ed è di norma più generoso. Più anni di carriera cadono prima del 1996, più ti costa il ricalcolo.

A 59 o 61 anni, inoltre, i coefficienti sono più bassi di quelli dei 67 anni. I requisiti di Opzione donna non subiscono l’adeguamento alla speranza di vita (circolare INPS n. 53 del 5 marzo 2025).
Quanto si perde con il ricalcolo
Il XXII Rapporto annuale INPS (2023) ha rilevato un assegno medio di Opzione donna di 1.171 euro al mese, contro 1.947 euro della media delle pensioni anticipate: il 39,8% in meno, per effetto del ricalcolo e della minore anzianità contributiva. Secondo le elaborazioni dello stesso Rapporto riprese dalla stampa specializzata, la penalizzazione del solo ricalcolo è scesa dal 23% delle pensioni liquidate nel 2013 all’8% di quelle del 2022, perché per chi esce oggi pesano meno gli anni lavorati prima del 1996. Prima di decidere, chiedi a un patronato un conteggio con e senza Opzione donna.
La finestra di 12 o 18 mesi
Raggiunti i requisiti, le dipendenti attendono 12 mesi prima del primo assegno, le autonome 18. Per chi ha maturato il diritto entro il 2024 l’attesa è già trascorsa; le dipendenti devono comunque cessare il rapporto di lavoro.
Come si presenta la domanda di Opzione donna?
Presenti la domanda all’INPS online, per telefono o tramite un patronato, che segue la pratica gratuitamente. Sul sito INPS accedi con SPID, CIE o CNS e scegli, nella domanda di pensione, la pensione anticipata Opzione donna; in alternativa chiami il Contact Center all’803 164, gratuito da rete fissa, o allo 06 164 164 da cellulare. Prepara i documenti che dimostrano la tua condizione: verbale di invalidità, certificazione della legge 104 del familiare assistito, lettera di licenziamento o documentazione sul tavolo di crisi.
Opzione donna 2027, ultimissime: verrà ripristinata con la manovra?
Al 6 ottobre 2026 una risposta non c’è: il governo non ha annunciato un ripristino e il disegno di legge di bilancio 2027 non è ancora arrivato in Parlamento. Qui separiamo i fatti dalle proposte e dalle ipotesi.
I fatti: cosa è già deciso
Il 2 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, la cornice dei conti della manovra, con uno scostamento di circa 29 miliardi per il 2027 e il 2028 destinato a energia e difesa (ANSA, 2 ottobre 2026). Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invitato alla prudenza; il disegno di legge di bilancio è atteso alla Camera entro il 20 ottobre.
Per il 2027 due regole esistono già. La legge 199/2025 ha fissato un mese in più di requisiti dal 1° gennaio 2027 e tre mesi complessivi dal 2028, come spiega l’INPS nella nota sui requisiti per il 2027 e il 2028. L’APE sociale scade invece il 31 dicembre 2026: per il 2027 servirà una nuova proroga.
Le proposte: chi chiede il ritorno di Opzione donna
Il 29 gennaio 2026 la Camera ha respinto la mozione n. 1-00532 di Pd, M5S e Avs (prime firme Braga, Ricciardi e Zanella), che chiedeva tra l’altro di recuperare Opzione donna; i promotori vogliono riproporla nella manovra. A novembre 2025 un emendamento di Fratelli d’Italia (prima firma Mancini) puntava a estendere la misura a chi maturava i requisiti entro il 2025, ma la legge finale non lo ha recepito. Il Comitato Opzione Donna Social chiede il ripristino “nella sua impostazione originaria”, senza le tre categorie.
Le ipotesi: l’uscita a 64 anni
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega) ha illustrato l’idea di estendere l’uscita a 64 anni a chi ha contributi versati prima del 1996, con assegno ricalcolato interamente con il contributivo e una sperimentazione di tre anni (Il Sole 24 Ore, 9 settembre 2026). La Lega chiede anche di bloccare il mese in più del 2027, Forza Italia di alzare le pensioni minime. Nessuna di queste misure compare in un testo del governo.
Aggiorneremo l’articolo alla presentazione del disegno di legge di bilancio 2027 e dopo l’approvazione definitiva, attesa entro il 31 dicembre.
Pensione donne 2026: quali alternative a Opzione donna?
Nel 2026 restano in vigore APE sociale, pensione anticipata ordinaria, anticipata contributiva, Quota 41 per le precoci e pensione di vecchiaia. Sullo sfondo c’è il divario di genere: secondo il monitoraggio INPS, nel 2025 le nuove pensioni delle donne valevano in media 1.056 euro al mese contro 1.437 degli uomini, il 26% in meno. Pesano stipendi più bassi e carriere discontinue e il lavoro di cura, che come mostrano i dati su quante ore lavorano uomini e donne ricade soprattutto su di loro.
APE sociale
È un’indennità che accompagna fino alla vecchiaia chi ha almeno 63 anni e 5 mesi ed è disoccupata dopo aver esaurito la NASpI, caregiver o invalida civile almeno al 74%, con 30 anni di contributi, oppure addetta a lavori gravosi, con 36. Per le donne il requisito contributivo scende di 12 mesi per figlio, fino a due anni. Vale fino a 1.500 euro lordi al mese e non si cumula con redditi da lavoro, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi l’anno. Nel 2026 le domande scadono il 31 marzo, il 15 luglio e il 30 novembre (circolare INPS n. 19/2026).
Pensione anticipata ordinaria
Non richiede un’età minima: nel 2026 alle donne servono 41 anni e 10 mesi di contributi, più tre mesi di finestra. Il requisito sale a 41 anni e 11 mesi dal 2027 e a 42 anni e 1 mese dal 2028.
Pensione anticipata contributiva a 64 anni
È riservata a chi ha versato il primo contributo dopo il 31 dicembre 1995. Servono 64 anni (64 e 1 mese dal 2027), almeno 20 anni di contributi effettivi e una pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, soglia che per le madri scende a 2,8 volte con un figlio e a 2,6 con due o più. Con l’assegno sociale 2026 a 546,24 euro, la pensione deve raggiungere almeno 1.638,72 euro lordi al mese, 1.529,47 con un figlio e 1.420,22 con due o più.

Quota 41 per le lavoratrici precoci
Con almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni puoi uscire con 41 anni di contributi a qualunque età, se sei disoccupata, caregiver, invalida almeno al 74% o addetta a lavori gravosi o usuranti.
Quota 103 e pensione di vecchiaia
Quota 103 non è stata prorogata: resta per chi aveva 62 anni di età e 41 di contributi al 31 dicembre 2025, con assegno contributivo e un tetto all’importo fino ai 67 anni. Per la vecchiaia servono nel 2026 67 anni e 20 anni di contributi; l’età sale a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028, perché la legge la aggancia alla speranza di vita (sui dati di genere, vedi quanto vivono in media le donne in Italia).
Pensione donne con figli: quali vantaggi esistono?
I figli abbassano i requisiti solo in alcune misure: l’età in Opzione donna, i contributi nell’APE sociale, la soglia di importo nella pensione anticipata contributiva. Chi ha la pensione calcolata tutta con il contributivo può anche anticipare la vecchiaia di quattro mesi per figlio, fino a 12 mesi, e dal 2025 fino a 16 mesi con quattro o più figli, come previsto dalla legge di bilancio 2025. In alternativa può scegliere un coefficiente di calcolo maggiorato di un anno con uno o due figli e di due anni con tre o più. Anche il congedo di maternità conta: l’INPS lo copre con contributi figurativi.
Domande frequenti
Opzione donna è stata prorogata per il 2026?
No. La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) non ha prorogato Opzione donna. Possono accedere solo le lavoratrici che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024 o con le versioni precedenti, come conferma la circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026.
Se ho maturato i requisiti entro il 2024, posso fare domanda nel 2026 o nel 2027?
Sì. Il diritto resta cristallizzato e la domanda non ha scadenza. La pensione decorre dopo la finestra di 12 mesi per le dipendenti e di 18 per le autonome; le dipendenti devono cessare il rapporto di lavoro.
Quanto si perde con Opzione donna?
Dipende dagli anni di contributi precedenti al 1996 e dall’età di uscita. Secondo il XXII Rapporto annuale INPS (2023), l’assegno medio di Opzione donna era del 39,8% più basso della media delle anticipate, anche per i minori contributi.
Opzione donna ci sarà nel 2027?
Al 6 ottobre 2026 non ci sono annunci ufficiali. Le opposizioni e il Comitato Opzione Donna Social ne chiedono il ripristino; il contenuto della manovra 2027 sarà noto con il disegno di legge di bilancio, atteso entro il 20 ottobre, e il Parlamento potrà modificarlo fino a fine anno.
Opzione donna vale anche per le lavoratrici autonome?
Sì, per artigiane, commercianti e coltivatrici dirette iscritte all’INPS, con una finestra di 18 mesi. Restano escluse le iscritte alla sola Gestione separata.
A chi posso chiedere se ho i requisiti?
Controlla l’estratto conto contributivo in MyINPS e chiedi una consulenza gratuita a un patronato, che può verificare anche la documentazione su caregiver, invalidità o licenziamento.
Opzione donna ha sempre diviso. Per molte lavoratrici è stata l’unica uscita possibile dopo anni di doppio lavoro, in ufficio e in famiglia; per altre un baratto costoso, meno pensione in cambio di tempo. Oggi il suo futuro dipende dalla manovra 2027: nell’attesa, conviene conoscere al mese la propria posizione contributiva.




