Lidia Poët

Lidia Poët, storia della prima donna Avvocato in Italia

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Lidia Poët, prima donna Avvocato italiana

Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino acconsentì, con otto voti a favore, all’iscrivere della dottoressa Lidia Poët all’albo degli avvocati patrocinanti. Era il 1883 e Lidia Poët entrò nella storia per essere diventata la prima donna Avvocato italiana.

L’avvocata Lidia Poët è stata una delle prime donne a laurearsi in Italia in Giurisprudenza, un corso di laurea prettamente maschile per quell’epoca. Donna particolarmente tenace e dall’indole determinata, difese con le unghie e con i denti il diritto di esercitare la professione di avvocata.

“La forza ch’essa diede nel superare tutti quegli ostacoli che ancor si oppongono alla donna perché ella possa, pari al suo compagno, darsi, quando la vocazione e l’intelligenza superiore ve la chiamino, agli studi scientifici, letterari, a quegli studi in una parola che furono e pur troppo ancora sono riservati esclusivamente all’essere privilegiato che si chiama uomo».

Estratto dal giornale di femministe militanti La Donna

L’avvocata Lidia Poët è riuscita a sfidare un mondo che all’epoca era unicamente nelle mani del sesso maschile. In tal modo aprì la strada al riconoscimento di numerosi diritti facendo posto alle donne nella società.

Chi era Lidia Poët?

Lidia Poët trascorse la sua felice infanzia a Traverse di Perrero, in territorio piemontese, dove era nata, da una famiglia piuttosto agiata. Si trasferì, durante gli anni della sua adolescenza, presso la casa del fratello avvocato Enrico. Qui studiò le lingue imparando il tedesco e l’inglese e conseguì un diploma magistrale a pieni voti.

La sua vita ebbe una profonda, radicale svolta quando, nel 1878, decise di iscriversi alla facoltà di Legge dell’Università di Torino. Si laureò in giurisprudenza con il massimo dei voti il 17 giugno del 1881. Discusse una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne. Dopo la pratica legale, una volta superato l’esame di abilitazione, presentò all’Ordine la domanda di iscrizione all’albo degli Avvocati e dei procuratori legali di Torino. Tale “lecita” richiesta suscitò all’epoca non poche polemiche e dubbi.

In un primo momento la Poët si vide revocare la richiesta con una motivazione che oggi avrebbe a dir poco dell’assurdo: “l’avvocheria è un ufficio esercitabile soltanto da maschi e nel quale non devono immischiarsi le femmine. Sarebbe disdicevole e brutto veder le donne discendere nella forense palestra agitarsi in mezzo allo strepito dei pubblici giudizi, accalorarsi in discussioni che facilmente trasmodano e nelle quali anche, loro malgrado, potrebbero esser tratte oltre ai limiti che al sesso più gentile si conviene osservare”. Chiarendo altresì quello che doveva essere il solo e unico ruolo di una donna: essere moglie e madre.

Dopo una dura lotta per il suo diritto di diventare avvocato professionista, in assenza di norme specifiche che escludessero le donne dalla professione di Avvocato, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino iscrisse la Poët all’albo degli Avvocati con 8 voti favorevoli e 4 contrari.

Così, il 9 agosto 1883, Lidia Poët divenne la prima donna iscritta all’Ordine degli Avvocati.

A che punto è il divario di genere in questa categoria professionale?

Dal 1990 al 2018 il numero dei professionisti iscritti all’Ordine degli avvocati è cresciuto in modo costante. In quasi trent’anni il numero degli avvocati è aumentato di circa sei volte passando da 42.366 a 243.073. Il numero degli uomini si è più che triplicato, mentre quello delle donne si è incrementato di venti volte. La proporzione di iscrizione tra i due sessi è passata dal 86,3% di maschi e 13,7% di donne nel 1990 al 52,1% di maschi e 47,9% di donne nel 2018. Il divario di genere attuale è pari a 10.317 uomini iscritti in più rispetto alle colleghe donne.

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