Mansplaining e Discriminazione Linguistica

Mansplaining e Discriminazione Linguistica: il potere del linguaggio

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Il linguaggio è una forza potente, un’arma a doppio taglio che può essere usata per costruire o distruggere. Come sottolinea Claudia Bianchi, professoressa di Filosofia del linguaggio, il linguaggio è il nostro principale strumento per definire chi siamo, comunicare con gli altri e plasmare la realtà sociale che ci circonda. Questo potere non dovrebbe mai essere sottovalutato. Tuttavia, è diventato evidente che il linguaggio può anche essere usato in modi nefasti, spesso trasformandosi in uno strumento d’odio. Leggi il nostro approfondimento su Mansplaining e Discriminazione Linguistica.

Il linguaggio utilizzato per scopi negativi

La società contemporanea è caratterizzata da una crescente enfasi sulla comunicazione. I social media, in particolare, hanno dato a ciascuno di noi una piattaforma per esprimere le proprie opinioni e le proprie emozioni in modo immediato e globale. Questa facilità di comunicazione può essere un bene, ma può anche trasformarsi in una maledizione quando il linguaggio viene utilizzato per scopi negativi. In momenti di crisi, quando le tensioni sono alte e la paura si diffonde, il linguaggio d’odio sembra emergere in modo sempre più prominente. Le persone tendono a cercare un capro espiatorio su cui riversare la propria rabbia, e i social media fungono spesso da cassa di risonanza per questo tipo di comportamento.

Cos’è il Linguaggio dell’Odio

Il linguaggio dell’odio va oltre le semplici offese. Come afferma Michela Marzano, professoressa di Filosofia morale, si tratta di un’aggressione diretta verso chi è considerato diverso. Questa diversità può manifestarsi in molti modi, come l’origine etnica, il genere, l’orientamento sessuale o qualsiasi altra caratteristica che mette una persona al di fuori del cosiddetto “normale.” Ad esempio, i migranti spesso vengono disumanizzati, considerati esseri inferiori o persino oggetti da usare o scartare. Le donne, invece, vengono sempre più spesso oggetto di insulti e violenze verbali perché non si conformano alle aspettative sociali o perché osano ribellarsi.

Un aspetto cruciale da considerare è che il linguaggio dell’odio non ha solo un impatto immediato, ma può anche contribuire a perpetuare sistemi di oppressione. Quando le donne vengono colpevolizzate per la violenza subita, si crea una cultura in cui queste vittime vengono ulteriormente emarginate e messe in discussione. Ad esempio, quando il linguaggio cerca di giustificare un’aggressione sessuale basandosi sul comportamento o sull’abbigliamento della vittima, si sta contribuendo ad una cultura in cui la responsabilità viene spostata dalle azioni dell’aggressore alla vittima stessa. Questo tipo di retorica è dannoso e deve essere combattuto con veemenza.

Mansplaining e Discriminazione Linguistica
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Mansplaining e Discriminazione Linguistica

Cecilia Robustelli, professoressa di Linguistica italiana, ci spiega come il linguaggio possa essere usato in modo subdolo per perpetuare le disuguaglianze di genere. Uno dei fenomeni più evidenti è il “mansplaining,” un termine che descrive quando gli uomini assumono un tono paternalistico nei confronti delle donne, spiegando loro cose ovvie o cercando di imporre la propria autorità in modo condescendente. Questo comportamento non solo svaluta le opinioni e le competenze delle donne, ma è anche un riflesso delle disuguaglianze di potere di genere presenti nella società.

Inoltre, la discriminazione linguistica è evidente nella designazione delle professioni con termini di genere. Molte professioni svolte da donne sono associate a termini femminili o sono caratterizzate da descrizioni che enfatizzano stereotipi di genere. Questo non solo contribuisce a sminuire il lavoro delle donne, ma crea anche un ambiente in cui le aspettative e le opportunità sono fortemente influenzate dal genere.

La stessa Cecilia Robustelli suggerisce un modello di comunicazione che rappresenti adeguatamente le donne. Questo non significa solo modificare il linguaggio in modo superficiale, ma anche riflettere sulle radici profonde delle disuguaglianze di genere e cercare soluzioni pratiche.

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Il linguaggio, com’è evidente, ha il potere di trasformare la società in meglio o in peggio. È nostro dovere utilizzare questo strumento con responsabilità, promuovendo la comprensione, il rispetto e l’uguaglianza di genere. Attraverso l’educazione e l’azione quotidiana, possiamo contribuire a combattere la violenza sulle donne e a creare un mondo in cui il linguaggio sia una forza positiva per il cambiamento.

Feminility è un magazine digitale, che ha l’obiettivo di educare la società a parlare di cosmo femminile in termini positivi. Di spiegare cos’è la femminilità, mettendo al centro le vite di donne straordinarie che hanno contribuito e contribuiscono a “rimodellare” il valore che si associa alle donne oggi.

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