Ottobre rosa 2026: prevenzione del tumore al seno, esami gratuiti ed età

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La prevenzione del tumore al seno passa soprattutto dalla mammografia gratuita che il Servizio sanitario nazionale offre ogni due anni alle donne tra i 50 e i 69 anni, una fascia che la legge di bilancio 2026 ha finanziato per allargarla dai 45 ai 74 anni. Prima di quell’età contano la visita senologica, gli esami indicati dal medico e la conoscenza del proprio seno.

Ottobre rosa, il mese che ogni anno accende i riflettori su questa malattia, è il momento giusto per fare il punto con calma: a che età si fa cosa, come si prenota, quali segnali meritano una visita e che cosa può fare ciascuna di noi per ridurre i fattori di rischio che dipendono dalle nostre abitudini.

Senza allarmismi, perché i numeri raccontano anche una storia di progressi. Secondo il rapporto «I numeri del cancro in Italia 2025», curato da AIOM, AIRTUM e altri enti scientifici e presentato a dicembre 2025, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di tumore al seno è dell’86%, sopra la media europea (83%). La diagnosi precoce è uno degli strumenti che rendono possibile questo risultato.

In breve

  • Lo screening mammografico del Servizio sanitario nazionale è gratuito: una mammografia ogni due anni tra i 50 e i 69 anni, su invito della ASL.
  • La legge di bilancio 2026 finanzia l’estensione alle fasce 45-49 e 70-74 anni; alcune Regioni, come l’Emilia-Romagna dal 2010, invitano già le donne dai 45 ai 74 anni.
  • Prima dei 45 anni non esiste uno screening organizzato per tutte: visita senologica ed eventuale ecografia si decidono con il medico.
  • Secondo la sorveglianza PASSI dell’ISS (2023-2024), il 75% delle donne tra 50 e 69 anni ha fatto una mammografia negli ultimi due anni, ma al Sud la quota scende al 62%.
  • Per la campagna LILT for Women Nastro Rosa 2026 è attivo il numero verde SOS LILT 800 998877, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 15.

Ottobre rosa 2026: che cos’è e cosa propongono LILT e AIRC?

Ottobre rosa è il mese dedicato in tutto il mondo alla prevenzione del tumore al seno, e in Italia ruota intorno a due grandi campagne. La prima è quella della LILT, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: si chiama LILT for Women Nastro Rosa, nel 2026 ha come ambassador nazionale Elisabetta Gregoraci e punta sull’informazione e sui fattori di rischio modificabili, cioè quelli su cui possiamo intervenire con lo stile di vita. Sul sito della campagna Nastro Rosa 2026 della LILT sono disponibili la locandina e l’opuscolo di quest’anno.

Durante il mese le associazioni provinciali della LILT organizzano in molte città visite senologiche e incontri informativi, spesso gratuiti. Sedi, date e modalità di accesso cambiano però da territorio a territorio: conviene chiedere alla sezione della propria provincia oppure chiamare il numero verde SOS LILT 800 998877, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 15.

La seconda campagna è il Nastro Rosa di Fondazione AIRC, dal 1° al 31 ottobre 2026, dedicata alla ricerca: per il 2026 la Fondazione ha destinato oltre 14 milioni di euro a progetti e borse di studio sul tumore al seno. Il messaggio scelto quest’anno insiste sulle disuguaglianze, perché non tutte le donne hanno oggi le stesse possibilità di cura.

Quanto è diffuso il tumore al seno in Italia?

Il tumore al seno è il tumore più frequente nelle donne italiane: secondo AIRC colpisce ogni anno circa 56.000 donne, e circa 600 uomini, e nel corso della vita riguarda circa una donna su otto. Le stime AIRTUM per il 2025, riprese da AIRC, gli attribuiscono il 31,1% di tutte le diagnosi di cancro nel genere femminile.

Il quadro è fatto di luci e ombre. La sopravvivenza cresce e la copertura dello screening organizzato è salita dal 30% del 2020 al 50% del 2024, ma il Paese resta diviso: al Sud la quota di donne che fanno la mammografia nei programmi della ASL è poco più della metà di quella del Nord, e il 15% delle pazienti meridionali si opera in un’altra Regione.

Indicatore Dato Fonte e periodo
Persone colpite ogni anno circa 56.000 donne e 600 uomini AIRC, Nastro Rosa 2026
Rischio nel corso della vita circa 1 donna su 8 AIRC, Nastro Rosa 2026
Sopravvivenza a 5 anni 86% (media europea 83%) I numeri del cancro in Italia 2025
Copertura da esami dello screening organizzato 50% nel 2024 (30% nel 2020) I numeri del cancro in Italia 2025
Copertura per area Nord 62%, Centro 51%, Sud e Isole 34% I numeri del cancro in Italia 2025, dati 2024
Donne 50-69 anni con mammografia negli ultimi 2 anni (dentro e fuori screening) 75% (Nord 86%, Centro 80%, Sud 62%) Sorveglianza PASSI, ISS, 2023-2024
Pazienti del Sud operate fuori Regione 15% I numeri del cancro in Italia 2025, interventi del 2023

I due dati sulla mammografia misurano cose diverse. La copertura da esami conta solo le donne che hanno fatto l’esame all’interno dei programmi organizzati dalla ASL; la sorveglianza PASSI dell’Istituto superiore di sanità include anche chi lo ha fatto privatamente o con l’impegnativa del medico. Per questo il secondo valore è più alto.

Mammografia gratuita: da che età e ogni quanto si fa?

Donna durante una mammografia di screening con la tecnica di radiologia
Nello screening organizzato la mammografia è gratuita e si ripete ogni due anni. Foto: National Cancer Institute / Unsplash

La mammografia di screening è gratuita e si fa ogni due anni tra i 50 e i 69 anni: è la fascia garantita a tutte le donne dai Livelli essenziali di assistenza, aggiornati con il DPCM del 12 gennaio 2017, come ricorda l’Istituto superiore di sanità sul portale EpiCentro dedicato agli screening oncologici. È la ASL a invitare direttamente le donne di quell’età, e aderire è una scelta libera.

Mammografia gratuita dopo i 50 anni

Tra i 50 e i 69 anni la lettera arriva a casa ogni due anni con data, ora e luogo dell’appuntamento, che in genere si può spostare contattando il centro screening. L’esame è gratuito e non serve la ricetta. Se la mammografia è negativa, di solito l’esito arriva per posta; se invece serve un approfondimento, la donna viene richiamata per altri esami all’interno dello stesso percorso. Essere richiamate non significa avere un tumore: il richiamo serve a chiarire un’immagine che merita un controllo in più.

Tra 45 e 49 anni e tra 70 e 74: cosa cambia con la legge di bilancio 2026

La legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha stanziato 238 milioni di euro l’anno, a partire dal 2026, per potenziare gli screening oncologici, prevedendo tra l’altro l’estensione dello screening mammografico alle donne tra 45 e 49 anni e tra 70 e 74 anni. Sono le Regioni a organizzare gli inviti, quindi i tempi di attuazione possono variare da un territorio all’altro.

Alcune Regioni lo fanno già da anni. L’Emilia-Romagna, per esempio, dal 1° gennaio 2010 invita tutte le donne dai 45 ai 74 anni, con una mammografia ogni anno tra 45 e 49 anni e ogni due anni dai 50 ai 74. La scelta è in linea con le raccomandazioni europee riprese dall’Osservatorio nazionale screening: favorevoli in modo forte allo screening biennale tra 50 e 69 anni, favorevoli in modo condizionato tra 45 e 49 anni (ogni due o tre anni) e tra 70 e 74 anni (ogni tre anni).

Come si prenota lo screening mammografico?

Non bisogna prenotare nulla: nella fascia d’età prevista è la ASL a mandare la lettera di invito. Se la lettera non arriva, magari per un cambio di indirizzo, basta contattare il centro screening della propria ASL, che di solito ha un numero verde indicato sul sito della Regione, oppure chiedere al medico di famiglia.

Fuori dai programmi di screening, per esempio prima dell’età prevista dalla propria Regione, la mammografia o l’ecografia si prescrivono con l’impegnativa del medico e, salvo esenzioni, prevedono il pagamento del ticket attraverso il CUP. A ottobre, poi, le sezioni LILT e alcune aziende sanitarie propongono visite gratuite: le informazioni aggiornate sono sui siti della propria ASL e della LILT provinciale.

Prevenzione del tumore al seno prima dei 45 anni: cosa fare?

Dottoressa a colloquio con una paziente durante una visita di prevenzione
Prima dei 45 anni gli esami si decidono con il medico, in base a età e storia familiare. Foto: Nate Johnston / Unsplash

Prima dei 45 anni non c’è uno screening organizzato per tutte le donne, e gli esami si decidono caso per caso con il medico, in base all’età, alla storia familiare e alle caratteristiche del seno. Il primo riferimento è il medico di famiglia o la ginecologa, che può indicare una visita senologica o altri accertamenti. Non a caso molte donne scelgono una specialista donna, un tema che abbiamo approfondito parlando del perché tante pazienti preferiscono la ginecologa donna.

La visita senologica

È l’esame clinico del seno fatto da uno specialista, che osserva e palpa il seno e le ascelle e raccoglie la storia personale e familiare. È il momento in cui il medico valuta se servono altri esami e con quale frequenza ripetere i controlli.

L’ecografia mammaria

L’ecografia usa gli ultrasuoni, non le radiazioni, ed è particolarmente utile nelle donne giovani con un seno denso, cioè ricco di tessuto ghiandolare, dove la mammografia è meno leggibile. Non sostituisce la mammografia di screening nelle fasce d’età in cui è prevista, ma spesso la affianca. Anche qui la regola è una: è il medico a indicare se e quando farla.

L’autopalpazione serve davvero?

L’autopalpazione non è uno strumento di screening e non sostituisce i controlli, ma aiuta a conoscere il proprio seno e ad accorgersi prima di eventuali cambiamenti. AIRC la definisce di efficacia molto bassa se usata da sola: può integrare i controlli medici, non sostituirli. Il portale ISSalute dell’Istituto superiore di sanità la consiglia comunque per imparare a riconoscere eventuali modifiche. Il modo migliore per viverla è senza ansia: non un esame da superare, ma un’occasione per notare ciò che cambia e parlarne con il medico.

Quali segnali devono spingere a sentire il medico?

Le forme iniziali di tumore al seno di solito non provocano dolore, ed è per questo che la mammografia periodica è così importante. Ci sono però alcuni cambiamenti che meritano una visita senza aspettare il prossimo controllo: un nodulo o una zona più dura che prima non c’era, una modifica nella forma o nelle dimensioni del seno, un capezzolo che si ritrae o cambia aspetto, perdite di liquido dal capezzolo, soprattutto se da un solo lato, rientranze o arrossamenti della pelle, la cosiddetta pelle a buccia d’arancia, linfonodi ingrossati sotto l’ascella.

Spesso questi segnali hanno cause benigne, come cisti o variazioni legate al ciclo, ma solo un medico può stabilirlo e indicare quali esami servono.

Familiarità e geni BRCA: chi deve fare più controlli?

Una piccola parte dei tumori al seno è ereditaria: secondo AIRC si stima che sia tra il 5 e il 10%, e circa la metà di queste forme è legata a mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. Chi ha più parenti stretti con tumore al seno o all’ovaio, soprattutto se diagnosticato prima dei 50 anni, dovrebbe parlarne con il medico di famiglia: sarà lui a valutare l’invio a una consulenza genetica presso un centro specializzato, dove si decide se fare il test.

Avere una mutazione BRCA non significa ammalarsi, ma avere un rischio più alto. Per queste donne esistono percorsi di sorveglianza dedicati, con controlli più ravvicinati e iniziati prima, e sono gli specialisti a definirli.

Prevenzione del tumore al seno: cosa fare ogni giorno?

Donna che cammina su un sentiero alberato, l'attività fisica tra le abitudini che riducono il rischio
Movimento regolare, peso adeguato e poco alcol: i fattori di rischio su cui si può agire. Foto: Emma Simpson / Unsplash

Alcuni fattori di rischio non si possono cambiare, come l’età e la familiarità, ma altri dipendono dalle nostre abitudini. AIRC e LILT indicano tra i fattori modificabili il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà, il consumo di alcol e il fumo. Mantenere un peso adeguato, muoversi con regolarità e ridurre l’alcol sono quindi scelte che contano per tutta la salute: se cerchi un punto di partenza, ecco qualche idea su quale sport scegliere.

Tra i fattori legati agli ormoni ci sono il primo ciclo precoce, la menopausa tardiva, una prima gravidanza dopo i 30 anni e l’assenza di allattamento. Anche la terapia ormonale sostitutiva in menopausa rientra tra i fattori da considerare: chi vive i segnali della premenopausa e valuta una terapia dovrebbe discuterne rischi e benefici con il proprio medico. Prendersi cura di sé, del resto, è un tema che va oltre il singolo esame, come racconta la nostra analisi sulla salute delle donne in Italia.

Per approfondire fattori di rischio, sintomi e cure, la guida di AIRC sul tumore del seno e le domande frequenti del ministero della Salute sul tumore della mammella sono due riferimenti affidabili.

Domande frequenti

La mammografia è gratuita?

Sì, all’interno dei programmi di screening del Servizio sanitario nazionale la mammografia è gratuita e non serve la ricetta. Il programma nazionale riguarda le donne tra 50 e 69 anni, con un esame ogni due anni, e la legge di bilancio 2026 ne finanzia l’estensione a 45-49 e 70-74 anni. Fuori dallo screening serve l’impegnativa del medico e, salvo esenzioni, si paga il ticket.

Da che età si fa la mammografia gratuita?

Lo standard nazionale parte dai 50 anni. Alcune Regioni, come l’Emilia-Romagna, invitano già dai 45 anni, e la legge di bilancio 2026 ha stanziato risorse per estendere l’invito alla fascia 45-49 in tutta Italia. Per sapere che cosa prevede la propria Regione oggi, basta chiedere al centro screening della ASL.

Ogni quanto si fa la mammografia?

Nello screening organizzato si fa ogni due anni tra i 50 e i 69 anni. Nelle Regioni che invitano dai 45 anni, tra 45 e 49 anni l’intervallo può essere annuale, come in Emilia-Romagna. Per chi ha un rischio più alto, per esempio per una mutazione BRCA, sono gli specialisti a stabilire controlli diversi.

Cosa fare se non ricevo la lettera di invito?

Si può contattare il centro screening della propria ASL, spesso raggiungibile con un numero verde regionale, oppure chiedere al medico di famiglia. Capita che la lettera non arrivi per un cambio di residenza o di domicilio: segnalarlo permette di rientrare nel programma.

Le visite di Ottobre rosa della LILT sono gratuite?

In molte province le associazioni LILT offrono a ottobre visite senologiche e incontri gratuiti, ma l’offerta varia da sezione a sezione. Per sapere date, sedi e requisiti conviene contattare la LILT della propria provincia o il numero verde SOS LILT 800 998877.

Il tumore al seno colpisce anche gli uomini?

Sì, anche se raramente: secondo AIRC in Italia ogni anno si ammalano circa 600 uomini. Un nodulo al petto o una perdita dal capezzolo, anche in un uomo, vanno quindi mostrati al medico.

Ottobre rosa passa, la prevenzione no. La lettera della ASL che arriva ogni due anni, la visita fissata con la ginecologa, un cambiamento notato e raccontato al medico invece che rimandato: sono gesti piccoli, che non dipendono dalla fortuna ma dall’attenzione. E che vale la pena condividere con le amiche, le sorelle, le madri.

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